POUSSIN: LES BERGERS D'ARCADIE, 1639-40

 

 

8. GEOMETRIE SACRE

 

"Non entri chi non è geometra", stava scritto, secondo la tradizione tardo-antica, all'ingresso dell'Accademia platonica; Plutarco ci tramanda inoltre un altro detto di Platone: "Dio sempre geometrizza". L'espressione fa riferimento all'attività creatrice del Demiurgo, che cala nella materia i modelli intellegibili (le "forme") servendosi delle figure geometriche e dei numeri.

Sarà forse per questo che tanti artisti hanno coltivato una passione per la geometria e la matematica (è appena il caso di ricordare gli esempi di Leonardo da Vinci, straordinario illustratore del De divina proportione di Luca Pacioli, e di Piero della Francesca, grande matematico prima ancora che grande pittore), manifestando un'interesse tutto particolare per le figure geometriche che, per varie ragioni, rispecchiano in modo particolare l'essenza divina: prime fra tutte quelle in cui sono presenti rapporti che corrispondono a numeri irrazionali, soprattutto φ (la "sezione aurea") e √2.

E' risaputo che anche Poussin aveva una vera passione per la matematica e la geometria: pare amasse predisporre le sue tele con squadra e compasso, realizzando complessi disegni di cerchi e triangoli all'interno dei quali inseriva successivamente le sue figure.

In questo caso un'analisi ai raggi X dimostra inequivocabilmente che i bastoni dei pastori sono stati dipinti per primi: un fatto ben strano, dal momento che in genere si dipinge per primo lo sfondo.

Innumerevoli sono stati i tentativi di ricostruire il disegno celato; non è ovviamente possibile in questa sede prenderli in esame tutti: sarà sufficiente mostrarne qualcuno per comprendere come si rischi di sovrapporre a questo dipinto qualunque geometria la nostra fantasia ci suggerisca. E' evidente però che non si sono cercate all'interno del dipinto delle geometrie a caso, bensì quelle geometrie "sacre" alle quali abbiamo fatto cenno.

Una potremmo già averla trovata: il "triangolo perfettissimo". Come si ricorderà, infatti, a detta di Plutarco (De Iside et Osiride) Osiride, Iside e Horus costituiscono la santa trinità egizia e rappresentano rispettivamente l’Intelligenza, la Materia e il Cosmo; insieme essi formano il "triangolo perfettissimo", detto anche "triangolo sacro", le cui proporzioni esprimono un segreto divino: la base, pari a quattro, è Iside, l’elemento femminile che concepisce; l’altezza, equivalente a tre, è Osiride, il principio maschile che crea; l’ipotenusa, cinque, è Horus, la prole. Ecco come si presenta il "triangolo perfettissimo" o triangolo sacro:

 

 

Leggiamo il brano di Plutarco (De Iside et Osiride 373-4):

 

ἡ δὲ κρείττων καὶ θειοτέρα φύσις ἐκ τριῶν ἐστι, τοῦ νοητοῦ καὶ τῆς ὕλης καὶ τοῦ ἐκ τούτων, ὃν κόσμον Ἕλληνες ὀνομάζουσιν. ὁ μὲν οὖν Πλάτων (Tim. 50 c-d) τὸ μὲν νοητὸν καὶ ἰδέαν καὶ παράδειγμα καὶ πατέρα, τὴν δ' ὕλην καὶ μητέρα καὶ τιθήνην ἕδραν τε καὶ χώραν γενέσεως, τὸ δ' ἐξ ἀμφοῖν ἔγγονον καὶ γένεσιν ὀνομάζειν εἴωθεν. Αἰγυπτίους δ' ἄν τις εἰκάσειε τῶν τριγώνων τὸ κάλλιστον τιμᾶν μάλιστα τούτῳ τὴν τοῦ παντὸς φύσιν ὁμοιοῦντας, ὡς καὶ Πλάτων ἐν τῇ πολιτείᾳ (546 b) δοκεῖ τούτῳ προσκεχρῆσθαι τὸ γαμήλιον διάγραμμα συντάττων. ἔχει δ' ἐκεῖνο τὸ τρίγωνον τριῶν τὴν πρὸς ὀρθίαν καὶ τεττάρων τὴν βάσιν καὶ πέντε τὴν ὑποτείνουσαν ἴσον ταῖς περιεχούσαις δυναμένην. Εἰκαστέον οὖν τὴν μὲν πρὸς ὀρθίαν ἄρρενι, τὴν δὲ βάσιν θηλείᾳ, τὴν δ' ὑποτείνουσαν ἀμφοῖν ἐγγόνῳ· καὶ τὸν μὲν Ὄσιριν ὡς ἀρχήν, τὴν δ' Ἶσιν ὡς ὑποδοχήν, τὸν δ' Ὧρον ὡς ἀποτέλεσμα.

 

La natura migliore e più divina consiste di tre componenti: quella intellettiva, quella materiale e quella che risulta da entrambe, che i Greci chiamano cosmo. Platone dunque (Timeo 50 c-d) è solito chiamare la componente intellettiva idea, paradigma e padre, quella materiale madre, nutrice, sede e luogo della generazione, e ciò che deriva da essi prole e generazione. Si può congetturare che gli Egizi onorino in sommo grado il più bello dei triangoli perché assimilano a questo la natura dell'universo, e così pure Platone nella Repubblica (546 b) sembra aver fatto uso di questo nel disegnare il suo diagramma del matrimonio. Quel triangolo ha l'altezza di tre unità, la base di quattro e l'ipotenusa di cinque, che ha lo stesso valore dei lati che la comprendono (1). Dunque l'altezza dev'essere assimilata al principio maschile, la base a quello femminile e l'ipotenusa alla prole di entrambi: e bisogna considerare Osiride come il Principio, Iside come il Recipiente ed Horus come il loro perfetto risultato.

 

(1) Per comprendere quest'affermazione si legga quanto scrive Plutarco in De defectu oraculorum 429 e: "(Il numero cinque) è il primo il cui quadrato è uguale a quello dei due che lo precedono immediatamente, e forma con essi il più bello dei triangoli rettangoli."

 

Ogni triangolo tracciato secondo questi rapporti è un diagramma sacro considerato magico; ed anche i tre numeri che lo costituiscono sono considerati espressione di forze soprannaturali. Tanto gli egizi quanto i pitagorici erano notoriamente cultori di scienze occulte ed in particolare di numerologia: a detta di Plutarco, i numeri alludevano a qualche mistero che Pitagora aveva appreso nei templi egizi e si riferivano a cerimonie che vi si effettuavano o a simboli che vi si esibivano. Plutarco non conosce (o non vuole rivelare) il segreto, sebbene ripetutamente affermi che la numerologia adombra un profondo significato e che tutto, nella religione egizia, dev’essere inteso allegoricamente.